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Come aprire un e-commerce a norma di legge nel 2024
Avv. Vincenzo Marino
Posted on 24 Gennaio 2024
Come aprire un e-commerce a norma di legge in Italia?
Nel 2023 gli acquisti on-line in Italia hanno raggiunto un volume d’affari di 54 miliardi di euro (segmento B2C, fonte “La Stampa”).
Ma la cifra è certamente destinata ad aumentare con il passare del tempo.
Molti nuovi imprenditori si sono lanciati nel commercio on – line da zero così come molti gestori di attività off – line hanno iniziato a sfruttare le opportunità della rete.
Nessuno vuole farsi scappare l’occasione di ampliare il bacino dei potenziali clienti.
Però bisogna tenere a mente che l’attività di commercio elettronico, così come ogni attività commerciale off-line, deve essere svolta seguendo le normative di settore.
E dunque, cosa serve per avviare o per mettere a norma un e-commerce nel 2024?
Cosa si intende con e-commerce?
Per e-commerce si intende un’attività di vendita che viene fatta attraverso canali elettronici: siti web, piattaforme e app, a mezzi dei quali si pssono vendere sia prodotti che servizi.
La vendita on-line presenta molti vantaggi sia per l’imprenditore che per i consumatori.
L’imprenditore ha il vantaggio principale nel risparmio di costi: affitto, personale, utenze.
Il consumatore ha il vantaggio di poter fare acquisti senza alzarsi dal divano, a qualsiasi orario e ricevendo i prodotti a casa.
I molti vantaggi che presenta la vendita on – line costituiscono le ragioni del suo successo.
Quali sono le differenze tra e-commerce e marketplace?
Che differenza c’è tra avere un e-commerce e far parte di un marketplace?
Più o meno la stessa differenza che passa tra avere un negozio e avere una bancarella al mercato .
Il negozio può avere prodotti di più marche e di diverso genere che appartengono tutti a uno specifico venditore, che è il titolare del negozio. Il titolare del negozio stabilisce le regole: i prezzi dei prodotti, gli sconti da applicare, gli orari di apertura e chiusura e così via.
Il mercato è un luogo in cui sono presenti più venditori, ciascuno con il proprio punto vendita. All’interno di un mercato possono esserci bancarelle che vendono prodotti dello stesso genere, oppure bancarelle che vendono prodotti di diverso genere. Il titolare del marketplace è il padrone dell’area mercato ed è lui che decide le regole generali: orari di apertura e chiusura, periodi di sconto, alcune regole per gli utenti eccetera.
Avere un e-commerce ti consente quindi di stabilire le tue regole ma nello stesso tempo è un’attività solitaria e tutte le difficoltà e le rogne ricadono sul titolare.
Nel marketplace ci si avvantaggia dell’infrastruttura del proprietario del mercato, di solito in cambio di una percentuale sul prezzo di vendita, ma si cede un po’ di libertà nella gestione del servizio e nelle politiche di vendita.
Che differenza c’è tra e-commerce e dropshipping?
E-commerce e dropshipping si differenziano per il modello di business utilizzato.
Infatti in entrambi i casi si tratta di una vendita effettuata attraverso canali elettronici.
Nel modello dell’e-commerce classico il titolare ha un proprio magazzino e un inventario per gestirlo. Quando il titolare riceve un ordine verifica la disponibilità del prodotto e, dopo averlo prelevato, lo affida al vettore per la spedizione.
Nel modello dropshipping il titolare non ha un magazzino proprio.
Quando il titolare riceve un ordine lo trasmette al fornitore che verifica la disponibilità del prodotto e spesso si occupa in proprio della spedizione.
Nel caso del drop shipping il titolare è più un intermediario tra il fornitore e il consumatore finale.
Il vantaggio del dropshipping sta nel notevole risparmio di costi. Tuttavia il controllo sull’inventario, sulla qualità del prodotto e sulle spedizioni è nullo
L’e-commerce è più costoso e più complesso da gestire ma consente un controllo totale sul processo di vendita.
Quali tipi di e-commerce esistono?
A seconda del tipo di mercato di riferimento gli e-commerce si distinguono in diverse tipologie:
- B2C: Business to Consumer,è il classico e-commerce che prevede un venditore professionale e che ha come destinatario il consumatore finale.
- B2B: Business to Business, sono gli ecommerce dedicati ai clienti professionali. Il venditore trova il suo target in altri imprenditori o professionisti.
- P2P o C2C: Peer to peer o Consumer to Consumer, sono gli ecommerce, o più spesso dei marketplace, dove i consumatori vendono ad altri consumatori.
È chiaro che le categorie indicate sono strettamente legate al modello di business prescelto per la propria attività.
La cosa importante da sapere è che a seconda del tipo di ecommerce cambiano le regole applicabili. Infatti i consumatori sono tutelati da norme apposite che i gestori di ecommerce sono tenuti a rispettare (ad es. Codice del Consumo)
Regole per avviare un’attività commerciale sia off-line che on-line.
Per aprire un’attività commerciale sei tenuto a rispettare alcune regole a prescindere dal fatto che l’attività sia esercitata on-line oppure off-line.
Innanzitutto per esercitare un’attività di vendita in maniera professionale hai bisogno di una Partita IVA, ossia un numero che identifica la tua attività dal punto di vista fiscale.
L’apertura della Partita IVA è legata all’indicazione del tipo di attività svolta, identificata con dei codici numerici (ATECO).
Una partita IVA può avere più codici ATECO collegati.
Il codice ATECO che identifica il commercio elettronico è 47.91.10.
La partita IVA può essere legata direttamente alla persona, nel caso di ditta individuale. Per creare invece un soggetto più complesso (società) è necessario seguire alcuni passaggi burocratici.
Sarà poi necessaria l’iscrizione alla Camera di Commercio locale.
Inoltre per la vendita di beni potresti avere bisogno di autorizzazioni o di presentare le pratiche amministrative necessarie (SCIA, licenze eccetera).
Risulta molto utile la possibilità di fare la Comunicazione Unica d’Impresa che consiste in una pratica informatica con la quale effettuare la trasmissione dei dati necessari a più soggetti contemporaneamente (Registro Imprese, Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, SUAP).
Quali pratiche amministrative sono necessarie dipende dal tipo di attività.
Anche per la vendita di servizi è necessario effettuare dei passaggi burocratici. Alcuni servizi richiedono il superamento di esami o iscrizioni ad albi professionali.
Tutte queste pratiche sono necessarie e non riguardano il modo in cui viene esercitata l’attività (on line oppure off line) ma il semplice fatto che tu la eserciti.
Normative per gli e-commerce nel 2024
L’Italia non è famosa per la semplicità della sua burocrazia e purtroppo le regole che riguardano e-commerce e marketplace non sono da meno.
Il Codice Civile
Innanzitutto nel mettere a norma un e-commerce bisogna considerare l’applicazione del Codice Civile.
Sì, esatto, il caro vecchio Codice Civile che risale addirittura al 1942 si applica anche alla vendita on-line. Questo perché dal punto di vista giuridico la procedura di acquisto di un prodotto corrisponde sempre alla conclusione di un contratto.
Molti pensano che il contratto sia solo quello di carta che si firma con la penna.
Ma in realtà selezionare un prodotto su una pagina web, metterlo nel carrello, inserire i propri dati e cliccare sul pulsante di conferma equivale a concludere un contratto di vendita. Le regole generali che si applicano alla vendita sono contenute appunto nel Codice Civile.
Norme del settore del commercio.
Ogni e-commerce deve rispettare anche tutte quelle norme dettate in generale per il settore del commercio.
Queste sono le norme che regolano la trasparenza del mercato, la concorrenza, la libertà di impresa. Ma anche la tutela dei consumatori, lo sviluppo della rete distributiva e l’evoluzione tecnologica dell’offerta. (DECRETO LEGISLATIVO 31 marzo 1998, n. 114).
In pratica lo Stato ha stabilito regole generali per quanto riguarda:
- Le autorizzazioni allo svolgimento dell’attività di vendita
- Gli orari di apertura e chiusura
- L’esposizione dei prezzi
- Le vendite promozionali o di fine stagione
- Le immancabili sanzioni per chi non rispetta le regole.
Direttiva e-commerce
Oltre alle norme sul commercio in generale gli ecommerce nel 2024 sono tenuti a rispettare le norme specifiche sul commercio elettronico.
La principale è la cosiddetta Direttiva e-commerce.
La direttiva e-commerce è una normativa di origine europea che è stata recepita in Italia ormai nel lontano 2003 (D. Lgs. n. 70 del 2003).
Il decreto ha ad oggetto proprio il commercio elettronico.
Tra le regole più importanti ricordiamo:
- Le informazioni obbligatorie da inserire nel sito: ragione sociale, sede legale, indirizzi per le comunicazioni, numero REA)
- Norme sull’invio delle comunicazioni commerciali
- Informazioni contrattuali
- Regole sulla conclusione dei contratti
Direttiva Omnibus
Nel 2024 le attività on line devono fare i conti con un’altra normativa di origine Europea, la Direttiva Omnibus (Direttiva UE n. 2161 del 2019 recepita in Italia con Decreto Legislativo n. 26 2023) entrata in vigore ad aprile 2023.
In questo caso l’attenzione maggiore è stata posta sulle pratiche commerciali scorrette.
Infatti la direttiva Omnibus mira a regolamentare tra l’altro:
- L’uso scorretto delle recensioni dei clienti (la social proof ci vuole ma deve essere genuina)
- L’uso scorretto dei prezzi nelle campagne promozionali
- L’uso scorretto dei risultati sponsorizzati
per queste violazioni, manco a dirlo, sono previste multe salate.
Codice del Consumo
Infine, per quanto riguarda gli ecommerce B2C, cioè quelli che si rivolgono ai consumatori finali sono tenuti a rispettare le regole del Codice del Consumo (D.Lgs. n. 206/2005).
Il Codice del Consumo tutela in maniera particolare ogni consumatore che utilizza i servizi on – line per fare acquisti.
La tutela consiste in alcuni doveri imposti ai venditori on-line:
- Dovere di rispettare obblighi di informazione
- Dovere di rispettare le procedure codificate per concludere una vendita
- Dovere di garantire il diritto di recesso al cliente entro 14 giorni
Normative privacy per e-commerce VS esigenze di marketing
Se si parla di regole da rispettare per gli e-commerce e per i marketplace non si possono dimenticare le regole della privacy.
Il GDPR e il Codice Privacy, per citare solo le fonti più conosciute, stabiliscono una serie di principi di base ai quali ogni attività che tratta dati personali deve adeguarsi.
Chi svolge una attività on-line vive un eterno conflitto tra il rispetto delle regole della privacy e le esigenze di marketing.
Spesso chi si occupa del marketing vede nella privacy un ostacolo.
Infatti è vero che in alcuni casi per rispettare le leggi sulla privacy si crea una friction che gli utenti non vogliono (un clic in più, un popup in più).
Però è vero anche che raccogliere dati in maniera illegale oltre che sbagliato è pericoloso, sia per le sanzioni che ne possono derivare sia per il danno di immagine o di reputazione che si può subire se si viene scoperti!
Riepilogo: cosa bisogna fare in pratica ?
In pratica per rispettare le normative di settore avrai bisogno di predisporre la documentazione giusta e completa per il tuo e-commerce, per la tua app o per il tuo marketplace.
La documentazione dovrà contenere tutte le indicazioni necessarie per essere a norma.
Il documento “Termini e Condizioni di Vendita” o “Condizioni generali di contratto” deve essere redatto in maniera tale da non tralasciare nessuno degli obblighi di legge.
Nello stesso tempo il documento deve tutelare il modello di business prescelto per far sì che non vi siano spazi lasciati aperti ad utenti maliziosi.
Oltre al documento sarà necessario avere alcuni accorgimenti sul funzionamento del processo di vendita, come ad esempio:
- Checkbox
- Registrazione consensi
- E-mail di conferma
- Informazioni generali e di contatto ben visibili e chiare
- Informazioni sui resi e sulle spedizioni
- Infine, bisogna curare gli aspetti della privacy. Nel sito o nell’app devono essere presenti almeno le informative privacy e l’informativa relativa ai cookies.
Questo non esaurisce gli obblighi che sono previsti ma costituiscono il “minimo sindacale” che bisogna avere.
Conclusioni
In conclusione, ciascuno è libero di comportarsi come vuole.
Libertà vuol dire soprattutto fare delle scelte e assumersi la responsabilità di quelle scelte.
Quindi se decidi di copiare i documenti dagli altri o se decidi di affidarti a sistemi automatizzati, probabilmente all’inizio hai un risparmio economico (da verificare…).
Nello stesso tempo rinunci al controllo sulla tua attività e a quello che può eventualmente succedere quando le cose vanno male.
Inoltre l’altra prospettiva da considerare nel mondo on-line è sempre quella della reputazione che si collega alla fiducia.
Stabilire una connessione di fiducia con il cliente è maledettamente difficile.
Perdere quella connessione è incredibilmente facile.
Per costruire dei ponti di fiducia con i clienti che sono lì fuori c’è bisogno di pilastri.
Uno dei pilastri sono le tue regole: chiare, trasparenti e comunicate in maniera comprensibile.
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